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Archè
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Lmwaw'mwbaarchècite-ref-1[1] (mwcqin greco antico ᾰ̓ρχή?, ărchḗ, che significa «principio», «mwcgorigine») rappresenta per gli mwcwantichi greci la mwdaforza primigenia che domina il mondo, da cui tutto proviene e a cui tutto tornerà.cite-ref-2[2]

Si tratta di un concetto molto ampio che viene utilizzato dai primi filosofi sotto tre diverse prospettive, o tre significati, anche se strettamente collegati tra loro: mwgqelemento sostanziale del cosmo, mwggprincipio generatore, e mwgwlegge cosmica.

Contents

Note

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Elemento fondamentale

L'mwhwarchè è nella mwiafilosofia greca, soprattutto nei pensatori ionici della mwiqscuola di Mileto, tra i mwigpresocratici, il principio o mwiwelemento fondamentale da cui tutto ha mwjaorigine, ciò che precede per tempo o per importanza, o ciò da cui si formano tutte le cose.

Si tratta dell'elemento materiale presente come fondamento e/o componente elementare delle cose (στοιχεῖον), ad esempio l'mwjgacqua di mwjwTalete, l'mwkaaria di mwkqAnassimene, lmwkg'mwkwmwlaapeiron di mwlqAnassimandro (ovvero l'"indefinito, illimitato"), il mwlgmwlwLogos di mwmaEraclito rappresentato dal mwmqfuoco, l'mwmgatomo di mwmwDemocrito e mwnaLeucippo, il mwnqnumero di mwngPitagora.

Principio generatore

mwoqPrincipio che è apparso sia mwogcronologicamente che mwowontologicamente per primo. Esso quindi è:

• generatore (ciò che ha prodotto il mondo, ovvero l'elemento alla base di ogni altro ente) e
• principio conservatore (ciò che mantiene in vita il mondo, senza di esso nulla potrebbe esistere).

In questo primo significato alcuni autori vedono un "mwqaciclo": l'mwqqarché costituisce l'origine delle cose, ciò da cui tutto proviene, e la loro destinazione, ciò a cui tutte ritornano.

Tipica è la posizione di mwqwEraclito, che vede l'origine di tutto nel fuoco e nel movimento, per il quale nulla è permanente (mwramwrqpanta rei, in greco πάντα ῥεῖ, ovvero "tutto scorre"): si è discusso, in questo caso, se non sia il fuoco in sé il principio generatore, ma semplicemente la manifestazione prossima terrena allmwrg'mwrwarché (ᾰ̓ρχή), in quanto rappresenta, attraverso il suo modificarsi costantemente, il perpetuo atto del mwsadivenire e del trasformarsi. Si distingue dai precedenti anche l'mwsqàpeiron di mwsgAnassimandro, da cui si separano le mwswcoppie di opposte mwtaqualità e a cui tutto ritorna nel momento della sua mwtqdistruzione.

Solo molto tardi, con mwtwPlotino ed il mwuaneoplatonismo, la cosmologia parla esplicitamente di κυκλόν, di circolo, soprattutto per indicare all'uomo qual è la vera destinazione della sua anima; ma il modello circolare è presente in moltissimi autori, come mwuqAnassimandro, i mwugPitagorici, mwuwEmpedocle, mwvaAnassagora, mwvqPlatone, e successivamente gli mwvgStoici, mwvwCusano, mwwaSpinoza, l'mwwqidealismo per citare i principali.

Legge cosmica

Si tratta anche di una mwxalegge cosmica che regola la nascita e la morte di tutte le cose, come l'mwxqarmonìa nei pitagorici o la dialettica amore/odio in Empedocle. Non in tutti gli autori questi tre significati sono sempre presenti, ed in certi casi non è facile distinguerli tra loro.

In alcuni autori i tre aspetti del principio unico sono tematizzati in modo distinto: tra tutti mwxwEraclito, per il quale il fuoco è sia origine/destinazione delle cose, sia elemento materiale primordiale da cui derivano gli altri tre elementi (acqua, aria, terra), sia legge eterna della natura. In questo terzo significato il fuoco eracliteo viene ulteriormente approfondito come λόγος, legge universale che tutto governa, l'unità degli opposti.

Definizioni e sviluppi

Il termine archè fu poi sostituito prevalentemente da quello di mwygsostanza come riferisce mwywAristotele:

«La maggior parte di coloro che per primi filosofarono ritennero che i soli principi di tutte le cose fossero quelli di specie materiale, perché ciò da cui tutte le cose hanno l'essere, da cui originariamente derivano e in cui alla fine si risolvono, pur rimanendo la

sostanza

ma cambiando nelle sue qualità, questi essi dicono è l'elemento, questo il principio (archè) delle cose e perciò ritengono che niente si produce e niente si distrugge, poiché una

sostanza

siffatta si conserva sempre.»

(Aristotele, "Metafisica", I, 3, 983b)

Lo stesso Aristotele conserva il termine mwzgarché, seguendo l'uso platonico, per fare una distinzione tra mwzwarchè inteso come nell'antichità come principio primo, o, come lui preferisce mwaamwaqcausa prima (mwagratio essendi) di ogni essere, e archè come principio del conoscere (mwawratio cognoscendi) e con quest'ultimo significato le mwbaarchai (i princìpi) sono le premesse delle dimostrazioni logiche (Aristotele, mwbqMetafisica, V, 1).

Tipologicamente, le varie definizioni di archè che i filosofi hanno formulato nel corso del tempo si possono distinguere in quattro categorie:

• mwcqmwcgIlozoismo archè come materia animata.
• mwdamwdqPanteismo archè come forza divina (tutto è mwdgdio).
• mweamweqMonismo archè come legge unica alla base di tutto ciò che esiste.
• mwewmwfaPluralisti cioè ipotizzano una molteplicità di mwfqarchè cercando di conciliare l'Essere con il Divenire.

L' archè nel pensiero cristiano

(greco antico)

«Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος»

(italiano)

«In principio era il Verbo [

logos



Nel prologo al mwggVangelo secondo Giovanni si trova utilizzato lo stesso termine greco, mwgwmwhalogos, utilizzato dai filosofi per parlare della legge universale. Poiché il termine possiede un ventaglio di significati, tra cui "pensiero logico" e "capacità di parola", la traduzione tradizionale italiana con "verbo" (ricalcando il latino della Vulgata "verbum") vuole mantenere aperta l'interpretazione della frase.

L'uso di archè in questa frase riprende la traduzione della mwhgmwhwSeptuaginta del primo versetto del libro della Genesi, in cui si racconta la creazione: «In principio, Dio creò il cielo e la terra» (Genesi, 1,1). In questo modo viene evocato un preciso parallelo con l'azione creatrice di Dio: il piano con cui Dio ha progettato l'universo si rivela nella persona stessa di Gesù Cristo. In questo senso, si parla di una "cristologia dall'alto" o cosmica, che aggiunge alla figura del Cristo la fase della vita divina, antecedente all'incarnazione.cite-ref-3[3]

Il tema del logos, negli scritti giovannei (che vengono tradizionalmente riferiti all'apostolo mwjqGiovanni, ma sono di autori diversi, afferenti probabilmente a una cerchia di discepoli cristiani di origine palestinese poi trasferitisi in Asia minore) è collegato ai temi teologici della vita e dello spirito.

«Poiché la vita si è fatta visibile noi l'abbiamo veduta»


«lo spirito è il datore di vita, la carne non giova a nulla»

(Vangelo secondo Giovanni, 6,63)

Una trattazione del tema dell'archè nel pensiero cristiano sfocia quindi nella mwkqcristologia, ovvero nella riflessione sul ruolo di Cristo come mwkgFiglio, ovvero la seconda persona della mwkwTrinità, nonché nella pneumatologia, riflessione teologica sullo mwlaSpirito, terza persona della Trinità. Un termine collegato è mwlqsophía, la sapienza, già vista in scritti mwlgdeuterocanonici (come il libro biblico della Sapienza) o intertestamentari come un'emanazione di Dio. Questo tema, che verrà sviluppato dalla mistica ebraica e dalla cabalistica, porta nel pensiero cristiano a sviluppi come quelli della teologia del Vangelo secondo Giovanni.

Note

cite-note-11. mwnqTreccani e mwngSapere
cite-note-22. «L'arché dunque non solo è ciò che vi è di identico nelle cose diverse, e non solo è la dimensione da cui esse provengono e in cui esse ritornano, ma è anche la forza che determina il divenire del mondo, ossia è il "principio" che, governando il mondo, lo produce e lo fa tornare a sé» (mwogEmanuele Severino, mwowLa filosofia dai Greci al nostro tempo, I vol., Milano, BUR, 2004, p. 34).
cite-note-33. mwpwKarl Rahner, mwqa«I due tipi fondamentali della cristologia», in Nuovi Saggi, V, Roma, Paoline, 1975, pp. 303-317; edizione originale Zurigo, 1972.

Voci correlate

• mwraÁpeiron
• mwsaLogos

Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-filosofiaarchè, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.